Consumo di suolo

 

Spunti per una vita ecologista

Senza suolo fertile dove coltiveremo il nostro cibo di domani?

Gli ultimi studi sullo stato di salute del suolo confermano che il 75% del suolo mondiale è degradato e il 33% è altamente degradato e che delle numerose zone umide presenti sul nostro pianeta solo il 13% esiste ancora.
Dati più che allarmanti, considerando che siamo di fronte a un fenomeno che purtroppo non accenna ad arrestarsi. Lo confermano gli ultimi dati di ISPRA, che attestano il consumo di suolo nel 2017 su una media di 15 ettari al giorno, cioè 54 km quadrati all’anno, ovvero ogni secondo vengono sfruttati circa 3 metri quadrati di terreno.
In Italia, dagli anni ’50 al 2017 la copertura artificiale del suolo è passata dal 2,7% al 7,65% (+180%), intaccando ormai 23.063 chilometri quadrati del nostro territorio con un consumo che è quasi il doppio dellamedia auropea.
Avere cura del territorio significa anche salvaguardare la biodiversità: il suolo terrestre è infatti serbatoio di circa un quarto della biodiversità globale, e richiede quindi la stessa attenzione che viene riservata alla biodiversità di superficie.  E’ inoltre il  principale attore per la fornitura di acqua potabile e per la resilienza alle inondazioni e alle siccità ed è anche il più grande serbatoio di carbonio sulla Terra, e la sua conservazione permette all’intero ecosistema di adattarsi ai sempre più frequenti cambiamenti climatici.
Nei suoli del pianeta sono infatti stoccati 1550 miliardi di tonnellate di carbonio, una quantità pari a ben 6 volte l’aumento della CO2 atmosferica dall’epoca preindustriale ad oggi: questo significa che uno squilibrio a livello globale della biochimica del suolo è in grado di moltiplicare gli effetti del cambiamento climatico. Ma anche che, al contrario, una buona gestione di coltivazioni, pascoli e foreste può dare un formidabile contributo allo sforzo globale di riduzione delle emissioni climalteranti .
Partendo dall’assunto che il suolo rappresenta una risorsa non rinnovabile, e che la perdita di suolo non si ha solo per la copertura dello stesso in seguito all’edificazione selvaggia, ma anche per escavazione naturale e artificiale, per impoverimento in seguito all’agricoltura e alla zootecnia intensiva o alla siccità, e per inquinamento, per arginare il problema è fondamentale trovare delle soluzioni per limitarne l’utilizzo incontrollato. Questo obiettivo è realizzabile attraverso l’orientamento delle attività di trasformazioni urbanistico-edilizie non più verso le aree libere ma operando sulle aree già urbanizzate, degradate o dismesse da riqualificare o rigenerare, attraverso un’agricoltura e una zootecnia rispettosa e anche attraverso politiche forestali che ne tutelino la copertura vegetale.
Queste due immagini riassumono alcuni dati dell’ultimo rapporto ISPRA sul consumo di suolo:

Per approfondire: scarica l’interessante rapporto dell’ISPRA 2018 a questo link

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