Nel pomeriggio di mercoledì 18 febbraio il quartiere ha vissuto un momento carico di significato: l’area verde di via Rosa Raimondi Garibaldi è stata ufficialmente intitolata Parco Garbatella.
La cerimonia, accompagnata dall’inaugurazione delle nuove attrezzature sportive, segna un traguardo importante per uno spazio nato dalla cura, dall’impegno e dalla partecipazione dei cittadini.
Una conquista lunga più di trent’anni
Quella di ieri non è stata solo un’intitolazione: è il riconoscimento di una storia collettiva iniziata nel 1992, quando i cittadini si mobilitarono per salvare quest’area dalla cementificazione prevista dal Piano Gerace. Migliaia di firme e una straordinaria partecipazione popolare portarono nel 1996 all’approvazione delle delibere di iniziativa popolare — un caso unico nella storia amministrativa di Roma.
Da allora associazioni, volontari e abitanti del quartiere, insieme al Circolo Legambiente Garbatella, hanno difeso e curato questo spazio trasformandolo in un presidio ambientale e sociale.
Un parco rinnovato e accessibile a tutti
L’area ludica e sportiva si presenta oggi con importanti miglioramenti:
• nuova pavimentazione anti-trauma;
• porte per il campetto da calcio;
• campo da basket completamente rinnovato.
La base del playground è già pronta e in primavera sarà stesa la superficie in resina: diventerà uno spazio gratuito, inclusivo e accessibile a tutti.
Alla cerimonia sono intervenuti , , e , a testimonianza del valore civico e sociale di questo luogo.
“Questo parco è di tutti”
Il momento più intenso della giornata è stato l’intervento di Anna Maria, memoria storica e anima delle battaglie che hanno reso possibile questo spazio.
Ha ricordato come nel tempo il parco sia stato chiamato in molti modi — Parco degli Orti, Parco dei Cani, Parco della Regione, perfino Parco del Cigno — nomi nati dall’uso quotidiano e dall’affetto di chi lo viveva. Ma la scelta di chiamarlo Parco Garbatella nasce da un’idea precisa di comunità:
“Questo non è il nome di una persona. È il nome del quartiere, è il nome nostro, di tutti noi. Qui non c’è il possesso di qualcuno: questo è di tutti.”
Dare al parco il nome del quartiere significa affermare che appartiene alla comunità intera, non a un singolo, non a un gruppo, non a un’istituzione.
Anna Maria ha ricordato anche la storia complessa di questo quadrante urbano e il percorso che lo ha trasformato in uno spazio di unità democratica, fondato sul rispetto della Costituzione e sulla partecipazione civica. Qui si sono costruite iniziative ambientali, celebrazioni del 25 aprile, battaglie contro l’inquinamento e per la salute pubblica. Il parco è diventato un antidoto all’individualismo e un luogo capace di ricostruire solidarietà.
Difendere il parco significa difendere la comunità
Nel suo intervento non sono mancate le preoccupazioni: negli anni il parco ha subito alberi abbattuti, vandalismi, panchine distrutte. Oggi emerge anche la sfida del disagio giovanile, che richiede attenzione e risposte condivise.
È stato chiesto un impegno concreto per rendere l’area più sicura e vivibile — maggiore illuminazione e sistemi di videosorveglianza — affinché resti un luogo accogliente per studenti, famiglie e cittadini.
Dal basso nasce il futuro
Il Parco Garbatella è il frutto della cura quotidiana di cittadini e associazioni. È la dimostrazione che la comunità, quando si organizza, può difendere i propri spazi e trasformarli in presidi di democrazia, salute e convivenza.
Ieri è stata scoperta una targa.
Ma soprattutto è stata riconosciuta una storia lunga più di trent’anni.
E questa storia continua.